Report: le morti lungo la rotta, il caso del fiume Drina

9 Luglio 2025

" Le ricerche sul campo e il monitoraggio della situazione indicano che il sistema di gestione della migrazione e dell’asilo non funziona in modo efficiente e presenta numerose carenze. Questa mancanza di efficacia istituzionale ha generato una diffusa sfiducia tra le persone in movimento nei confronti delle autorità serbe. Una conseguenza diretta di questo fallimento politico è stata l’espansione e il consolidamento delle reti di smugglers in tutta la Serbia. "

Riassunto: Da ottobre 2023, l’inasprimento dei controlli alle frontiere tra Serbia e Ungheria ha limitato in modo significativo i movimenti verso l’Ungheria. Di conseguenza, gli smugglers si sono orientati verso rotte alternative, tra cui quella che attraversa la Bosnia ed Erzegovina, da dove le persone proseguono verso il confine croato. In questo contesto, il fiume Drina è diventato sia un punto di attraversamento chiave sia una delle parti più pericolose del percorso.

Storicamente, la Drina è stata anche un noto smuggling corridor, soprattutto negli anni ‘90, quando carburante e merci varie venivano regolarmente trafficati attraverso il confine. Questa eredità ha contribuito al riemergere di nuove reti di smugglers coinvolte nel “facilitare” il movimento delle persone. Con lo spostamento progressivo delle rotte migratorie lontano dal confine ungherese, ormai fortemente controllato, i gruppi attivi nella regione del Podrinje1 – spesso composti o sostenuti da residenti locali con precedenti esperienze di smuggling – hanno approfittato della familiarità con il territorio e istituito canali logistici per contrabbandare persone attraverso il fiume.

Sebbene il numero di persone in movimento registrate in Serbia sia drasticamente diminuito – dell’82% (nel 2023 sono state registrate 108.8282 persone; mentre nel 2024 solo 19.6033 persone in movimento risiedevano nei centri ufficiali in Serbia) – gli attraversamenti irregolari delle frontiere sono diventati significativamente più frequenti. Le ricerche sul campo e il monitoraggio della situazione indicano che il sistema di gestione della migrazione e dell’asilo non funziona in modo efficiente e presenta numerose carenze. Questa mancanza di efficacia istituzionale ha generato una diffusa sfiducia tra le persone in movimento nei confronti delle autorità serbe. Una conseguenza diretta di questo fallimento politico è stata l’espansione e il consolidamento delle reti di smugglers in tutta la Serbia.

Nel corso del 2024 e all’inizio del 2025, il confine tra Serbia e Bosnia è rimasta la rotta migratoria più frequentemente utilizzata, in particolare in estate, quando il livello dell’acqua del fiume Drina era previsto più basso. La sua accessibilità è stata determinata anche dai costi: attraversare in questo punto era più economico rispetto a passare attraverso Ungheria o Croazia, principalmente perché non conduce direttamente all’interno dell’UE.

Tuttavia, con l’incremento degli attraversamenti, è aumentato anche il rischio, portando ad un aumento dei casi di persone scomparse. Molti rifugiati sono stati visti per l’ultima volta in quest’area, prima di scomparire o di perdere tragicamente la vita durante il tentativo di attraversamento della Drina.

L’incidente più drammatico si è verificato nella notte tra il 21 e il 22 agosto 2024, quando una un’imbarcazione sovraccarica si è capovolta, causando l’annegamento di 12 persone, tra cui un neonato di 9 mesi. Questo caso non solo mette in evidenza i pericoli estremi che le persone migranti devono affrontare durante le traversate irregolari, ma sottolinea anche il ruolo fondamentale delle risposte umanitarie e legali coordinate nella protezione delle persone vulnerabili.

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